Sunday, 25 August 2019

"GIUGNO 1944, LE IMMAGINI PERDUTE" di Giuseppe Fraticelli

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Sbarco alleato in Normandia (6 Giugno del 1944), il grande fotografo di origine Ungherese Robert Capa decide di essere tra i soldati della prima divisione che si apprestano a sbarcare sulla spiaggia di Omaha. Amore per la fotografia, dovere di cronaca, sprezzo del pericolo che Capa aveva già mostrato in altre occasioni.

Raggiunta la spiaggia, sotto il fuoco nemico comincia a fotografare tutto quello che succede attorno a lui. Un bottino che nei primissimi momenti dello sbarco ammonta a 144 scatti su 4 diversi rullini 35 mm. Altri scatti su medio formato, alcuni rulli da 120.

Presto questi rulli giungono alla redazione di Life a Londra al laboratorio della redazione, dove tutti aspettavano con frenesia questi fotogrammi, anche se l’evento era coperto da altri fotografi, Capa era l’unico a sbarcare fianco a fianco con i soldati, con tre macchine fotografiche al posto del fucile.

Capa aveva messo in conto tutto, considerando i rischi cui andava incontro, ma una cosa non aveva considerato e come avrebbe potuto? L’imponderabile come uno strano avverso destino stava per colpirlo in quello che poteva essere il reportage più importante della sua vita.

Nessuno ha il coraggio di dirglielo: sarà Wilson Hicks, picture editor di Life che nel cablogramma riferisce a Robert la tremenda verità, tentando di addolcirgli la pillola. Gli comunica in sostanza che il servizio fotografico più famoso del mondo, per cui ha appena rischiato la pelle, è quasi interamente rovinato. Solo 11 immagini sono appena leggibili, colpa dell’acqua di mare. La verità è ben più crudele: un tecnico di camera oscura preso dalla frenesia e dall’emozione ha esagerato con il calore durante l’asciugatura dei negativi.

Il 19 Giugno il Life esce con l’immagine tremolante del soldato semplice Houston S. Riley con l’acqua alla gola in un mare di rottami e cadaveri e diventa l’icona del D-Day.

L’uomo che aveva insistito per imbarcarsi nella prima ondata e che aveva come motto “se le tue foto non sono buone vuol dire che non eri abbastanza vicino”, che all’alba è su un mezzo da sbarco, che guarda e vede nel caos, che resta all’inferno per un’ora e mezza sotto la tempesta di colpi dell’artiglieria tedesca, che vede i soldati cadere straziati attorno a lui, dovette accettare un banale scherzo del destino.

Delle poche foto sopravvissute dello sbarco parlerà in un suo diario intitolato “Leggermente fuori fuoco”.

 

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