Sunday, 25 August 2019

"NADAR IL LUNGIMIRANTE" di Giuseppe Fraticelli

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“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno dove guardare”

Così scriveva nella seconda metà dell’ottocento Gaspard-Felix Tournachon detto Nadar. Un uomo che fece della fotografia nascente la sua più grande passione.

Era naturalmente difficile in quegli anni difendere la tesi che la fotografia fosse una forma d’arte.  Come tutte le tecniche innovative di ogni tempo anche la fotografia era considerata al massimo forma d’arte minore, se non tecnica in mano a chi aveva fallito nell’arte vera!
Ma Nadar che aveva intuito le potenzialità di quella nuova forma d’espressione aggiunge: “… delle persone che sanno vedere”. Il che la dice lunga sull’idea che si era fatto del nuovo strumento messo nelle mani di chi aveva inventiva e creatività.
Nato come giornalista, è anche un notevole disegnatore di caricature e ritrae in gran numero le grandi personalità dell’epoca; questa sua abilità creativa dà l’idea della predisposizione verso le arti visive. E’ anche ritrattista satirico, accompagnando con note biografiche e umoristiche i suoi disegni sul “Journal pour rire”.
Le sue prime fotografie risalgono al 1853, per le quali -cosa insolita- impiegava la luce artificiale.

Sue anche le prime foto aeree, del 1858, scattate da un aerostato. In pratica, scese dall’alto dei cieli con la macchina fotografica negli “inferi” parigini (sottosuolo e fogne), lasciando circa 300 cliché fotografici.
Si parlò di lui come del Tiziano della fotografia per i suoi ritratti attenti a restituire gli aspetti caratteriali dei personaggi.  Egli diventò in pratica psicologo dei suoi modelli, riuscendo a cogliere la naturalezza e la spontaneità espressiva.
Nel 1854 apre un bellissimo studio fotografico a Parigi nel quale passeranno i più noti personaggi dell’arte, della letteratura, della politica. Ritrasse perfino Baudelaire che, notoriamente, si era scagliato subito contro la fotografia considerandola un’arte per pittori falliti.
Nasce il Pantheon Nadar, imponente raccolta di ritratti di personaggi illustri. All’uscita del Pantheon al pubblico, Nadar diventa una vera celebrità dell’epoca. A quel tempo molti fotografi usano per i ritratti sfondi anonimi, mentre Nadar si lascia andare all’inventiva e alla spontaneità delle pose conquistando le grazie degli acquirenti.
La modernità da cui è ispirata l’anima lungimirante del nostro fotografo viene fuori da tutto il suo percorso di vita, e non ultima la scelta di fare del suo atelier fotografico di Boulevard des Capucines 35, il trampolino di lancio di quella che sarebbe stata la corrente impressionista appena nata. Infatti, il 15 aprile 1874, apre i locali del suo bellissimo studio alla prima mostra collettiva dei pittori impressionisti (i cosiddetti “rifiutati”  dalla giuria della mostra ufficiale di Stato) con quadri di Cèzanne, Pissarro, Renoir, Degas, Monet. Ed è in quest’occasione che il critico Leroy prende la “scivolata” più colossale della storia dell’arte quando, disgustato, definisce in tono derisorio la mostra come “Esposition Impressioniste”, richiamandosi in senso spregiativo al titolo del quadro di Monet, “ Impressione: levar del sole”.
E’ stato detto che il lavoro di Nadar è stato parte costitutiva di una società intellettuale nella Francia del secondo ottocento, tra letteratura, pittura e scultura, musica, teatro, scienza e azione politica, con intensi contatti con la parte più colta e più aperta della classe dirigente propriamente detta, che tra l’altro costituiva il miglior mercato dei prodotti degli intellettuali; una società prevalentemente francese, anzi parigina, ma pronta ad aprirsi agli esuli di altri paesi e ad artisti di fama internazionale.
In questo senso l’opera di Nadar è stata avvicinata a quella di Andy Warhol: due artisti che furono sinonimo, nelle rispettive epoche, di una narrazione della celebrità e della fama.
Negli ultimi anni della sua vita pubblicherà nel 1900 un volume dal titolo “Quando ero un fotografo”.
Morirà nella sua Parigi nel 1910.

 

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