Domenica, 25 Agosto 2019

"UN LIBRO-UOMO" di Fortunato Grosso

Mentre ero a scrivere questo articolo e già vicino alla sua conclusione, come spesso mi succedeva sentii il bisogno di parlarne con Santi Bonaccorsi.

Lo raggiunsi telefonicamente e con l’entusiasmo di chi crede molto in quello che fa, lo informai. La sua risposta avrebbe colpito al cuore un rinoceronte: mi metteva sull’avviso che un tema come questo, un “libro-uomo”, come poi l’ho intitolato, era già stato brillantemente trattato da Borges e che la mia fatica dunque ne sarebbe uscita invalidata e patetica.

Con disperata determinazione conclusi lo scritto.

Il giorno dopo andai in libreria e comprai il libro Oral, Editori Riuniti, e com’è comprensibile lessi d’un fiato lo scritto intitolato appunto Il libro.
Ora dopo aver letto e riletto e lungamente considerato e profondamente ammirato quello di Borges, non sono riuscito a rinunciare al mio scritto (quello che segue, per intenderci), anzi a dirla con schietta incoscienza ne sono più che mai soddisfatto.

Il libro è l’oggetto più umano che si conosca. E dico umano non per la sua generalizzata accezione, per essere stato creato dall’uomo e rimasto sempre vicino all’uomo, ma per la sua stessa individualità che diventa autonoma, per la personalità che di volta in volta rappresenta, talora anche al di fuori dalle intenzioni del suo stesso creatore.
Il libro nella sua singolarità ha carattere, fisionomia, tendenze e finalità esattamente come succede a ogni uomo. Come ogni uomo può essere bello o brutto, povero o ricco, elegante o austero, tragico o comico, intelligente o sciocco, religioso o ateo.
Il libro può indispettirci o sedurci, deprimerci o esaltarci, ci può migliorare o renderci peggiori, ci può elevare nella mistica e nella religione o sbatterci nell’ateismo. Il libro perverso può essere intelligente - anzi direi che proprio da qui viene la sua pericolosità - come un libro buono, buono nel senso comune della parola e cioè nel suo sentimento e nella sua intenzione, può essere stupido. Esattamente come succede a un uomo. Credo comunque che sia utile precisare che non tutto quello che è perverso è intelligente, né tutto quello che è buono è stupido.
Credo con quest’ultima di avere fatto una specie di prova del nove.
Il libro, ogni libro, ha la sua età; e come l’uomo, può portare bene gli anni o sembrare anzitempo vecchio.
Il libro nasce e muore. E come succede agli uomini, può lasciare un buon ricordo o essere dimenticato.
Qualcuno muore per sempre e, in qualche caso che sappiamo, c’è quello che lascia un indelebile ricordo.
Le varie edizioni costituiscono appunto la tacita ammissione della sua immortalità. Esattamente come succede all’uomo che viene ricordato solo nelle forme più alte, che non sono soltanto quelle “morali”.
Il libro, come l’uomo, è sempre l’espressione del suo tempo: ha i vizi e le virtù del suo tempo, segna l’amore e l’odio, il costume e l’arte del suo tempo. Anche se poi per i libri di grande qualità molti sostengono che sono senza tempo perché d’ogni tempo: in realtà solo per la forma in cui sono stati scritti appartengono inevitabilmente al proprio momento storico.
Il libro può essere anticipatore di avvenimenti (qualche libro di Sciascia, per dire d’uno vicino a noi, costituisce storico esempio) ed è talora sottile e insinuante suggeritore.
E a questo proposito si consideri quanta parte ha avuto l’opera nicciana nella “filosofia” nazista e la sua applicazione nell’ultima grande guerra; o, se andiamo ancora indietro, come fu determinante il “libro” illuminista nella rivoluzione francese.
Il libro è uomo: ecco perché va rispettato anche nelle forme minori e anche in quelle stravaganti o sciocche.
Ecco perché va curato e assistito con amore.
Con un ritardo notevole sulle altre nazioni, da soli pochi anni credo abbiamo finalmente “L’Istituto per la patologia del libro”. Questo termine, patologia, applicato al libro è intelligente perché sottolinea la “umanità” del libro, espressione che indica la cosa viva che può essere anche malata e pertanto curata e salvata. Con questi sentimenti, con sensibilità e amore se entriamo in una biblioteca avvertiamo subito queste presenze vive. Sentiamo subito questa muta presenza di libri-uomini; in molte biblioteche mal tenute, spesso stanno riuniti in un irriverente connubio saggi e pazzi, santi e diavoli in un forzato abbraccio: peggio che in un carcere.
Un giorno mi recai nella biblioteca di Trecastagni, invitato da un mio parente. Su igieniche ma fredde scaffalature metalliche questi uomini-libri vivevano la loro rassegnata impopolarità. Dopo il passato splendore del periodo dell’abate Ferrara a cui si deve, pare, questa raccolta di libri-uomini, così come fu vista da me, impoverita nel tempo dei libri-uomini più famosi e belli, si rappresentò negletta in una forzata immobilità e lontana dal ricordare degnamente l’antico studioso collezionista.
Le visite brevi e sporadiche non li avevano sollevati da un leggero e insinuante velo di polvere. Quei libri-uomini si rappresentavano muti e mesti, sembravano dormienti di un sonno eterno. Ma ad un tratto qualcuno si fece avanti con presunzione: erano Matteo, Marco, Luca e Giovanni che con coralità evangelica tentarono nel lontano l590, con il beneplacito di Papa Gregorio XIV e a spese della Sede Romana della tipografia medicea, una versione araba della loro opera. Come dire che avevano fatto politica bella e buona contro l’islamismo: tentarono cioè di scalzare, con la divulgazione delle loro idee, la figura di Maometto e dei suoi seguaci.
A dare man forte in questa impresa c’era Antonio Tempesta con tutta la sua arte incisoria che, per una più seducente lettura del testo, volle illustrare gli episodi più interessanti di quella storia. La presenza di Antonio Tempesta in questa operazione è data dal monogramma A.T. posto in sovraimpressione. Non ho invece notizie sull’incisore che lavorò i legni (xilografie) “firmandosi” L.P... Un bellissimo libro-uomo dopo più di trecento anni di vita si presentò così quel giorno ai miei occhi con la vitalità di un giovane gagliardo e come esempio di alta politica religiosa persistente, quasi andreottiana, che sarebbe interessante seguire nella sua evoluzione storica e fino ai nostri giorni, percorrendo gli itinerari papalini e i suoi ultimi sconfinamenti...
Ma ritornando a quel tempo, sappiamo però che Maometto nel 1628, con un ritardo dunque di quasi quarant’anni, al cristianesimo minacciato dal mondo islamico (che altro era questa se non la traduzione dei vangeli in lingua araba fatta in casa nostra?) rispondeva, complice l’italiano Marracci, con una traduzione italiana del suo Corano che fu la prima in Europa. Ma purtroppo non sappiamo né in quante copie né con quanto successo.
Come vedete, questa storia narratami da un libro-uomo, anche se breve è affascinante: una storia che ad oggi chiude la partita “cristianesimo-islam” con un risultato di uno a zero in favore del cristiano (e il Papa ci lascia sperare bene per vittorie future).
Ma queste sono partite lunghe e si sa quando cominciano ma non si sa quando e dove finiscono.
La storia affascinante iniziata da questo libro-uomo merita di essere seguita da altri libri-uomini: molti ci aspettano fermi come sentinelle nelle biblioteche, altri devono ancora nascere.
Al curioso e allo studioso – che poi, a pensarci bene, altro non è che un curioso professionalizzato – il compito di seguire da sé questa storia.

 

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